TEORIA DELLA MASSA FONDAMENTALE

Nella teoria tradizionale si sostiene che la luce si comporta da fotone e onda elettromagnetica quindi come  fotone dotato di massa si può affermare che questa  è talmente piccola che non può essere rivelata. Gli acceleratori spingono particelle a velocità prossime a quelle della luce eppure queste non si trasformano in energia se  l’esperimento avviene vuol dire che la particella ancora esiste al momento dell’urto. Allora come la mettiamo con la formula della relatività? E con quell’altra teoria in cui si afferma che la massa si espande a tali velocità?

La massa elementare o fotone potrebbe essere rappresentata come un piccolo dipolo a carica elettromagnetica che staccandosi dall’elettrone eccitato esplode e roteando parte a 300.000 km al secondo. Riflettendo sulle superfici  rallenta e varia la sua frequenza col risultato dei colori. Ma questo fotone una volta esaurita la velocità che fine fa?

La caratteristica di questa forma è di essere altamente stabile fino a sopportare una gravitazione da grande buco nero quale può essere stato il big bang iniziale del nostro universo. Un’altra caratteristica sono le due forze fisiche che ci ritroviamo sempre tra i piedi un dipolo magnetico e un dipolo elettrico. Un doppio polo elettromagnetico altamente stabile a pressioni e a forti energie da milioni e milioni di gradi.

TEORIA-DELLA-MASSA-FONDAMENTALEQuesta forma che i greci chiamavano tetractis ha in sè la forma primaria della chiusura dello spazio con quattro punti e quindi quattro dimensioni. La massa nella sua forma più piccola ha certamente questa forma perché basta eliminare un solo punto e si ricade nella sola dimensione di superficie. Non voglio supporre altre suddivisioni ma sostengo che per adesso ci possiamo accontentare di questa forma. Il fotone potrebbe avere proprio questa forma. Come luce sarebbe la più piccola particella ancora dotata di massa, una specie di cristallo capace di assemblarsi in tante forme, ma come fotone si riflette e penetra poco nella materia per cui teorizzo che questa forma debba avere per ogni punta un dipolo magneto-elettrico e quindi un dipolo doppio in equilibrio, nel suo insieme è neutro  ma quando incontra gli elettroni della materia allora il suo dipolo mostrerà soltanto il 50% della sua carica polare.

Questo giustifica la sua parziale  penetrazione nelle molecole e la sua alta riflessione ai metalli conduttori. I poli di questo poliedro sono perfettamente simmetrici e capaci di assemblarsi l’uno con l’altro formando figure sempre più complesse. Se di fatto assembliamo 5 di questi poliedri ci accorgiamo che alla fine dell’unione si forma un piccolo disco che a seconda di come si unisce può essere neutro, positivo o negativo. Per formare, continuando l’assemblaggio,  protoni, neutroni ed elettroni. Fantasia? Qui si ragiona  in 4D, in questa  specie di piccolo disco resta uno spazio libero,  cinque poliedri non chiudono completamente il giro (vedere figura: Tabella 2) manca ancora un piccolo spazio per completare l’unione. L’unione di venti poliedri forma un icosaedro,  (vedere figura)  di forma quasi sferica ma le sue facce non si uniscono per compattarsi, invece in un buco nero e con una gravità potentissima  i “ cristalli”  si compattano unendosi polarmente e comprimendo lo spazio restante. Questo cristallo deve avere una forza di resistenza eccezionale ed una elasticità indescrivibile, quando si incolla, diventa un unico corpo, distribuendo le caratteristiche polari in tutta la massa come avviene nel magnetismo e nella gravità terrestre, (al centro della terra non c’è gravità o meglio c’è una gravità non direzionale ).

In teoria la massima gravità è sulla superficie della sfera terrestre. In una massa compatta come un buco nero avviene la stessa cosa,  massima attrazione sull’orizzonte degli eventi e minima al centro, ma la compressione delle forze esterne cresce ed i cristalli si compattano sempre di più. L’ordine e la perfetta sfericità del buco nero danno anche stabilità. Attenzione, la forte gravitazione al centro è diversa dalla compressione gravitazionale.   La compressione gravitazionale è la somma di tutta la massa diretta verso il centro, la gravitazione centrale invece può non avere la stessa forza perché questa viene attratta verso un lato della sfera.

Con questo piccolo trucco Dio carica la molla dell’universo ed incolla i poliedri facendone quasi una massa indivisibile, riempiendo lo spazio nel microcosmo. Una cosiddetta singolarità che dà vita ad un buco nero.

Questo spazio  sarebbe da ritenere finito perché occupatoVedere figure. Si potrebbero formulare teoremi filosofici  e non approdare a niente.

Ci basta comunque il concetto di un punto nello spazio, esso esiste ed è finito e se in  questo punto vi staziona un poliedro, esso esiste ed è finito.

C’è  solo da stabilire  gli ordini di grandezza.

Buco nero primordiale = massima compattezza della materia, massima curvatura spaziale = uguale spazio assoluto forse senza etere (Perché non si sa se l’etere è stato generato dal big bang oppure è uno stato di fatto dell’universo).

Scoppio del buco nero =  inizio della creazione dell’universo. Inizio dell’etere, delle stelle delle galassie e di frammenti di buchi neri,  già, perché non tutta la massa del buco nero si accende, le masse molto grandi resistono alla perdita dei fotoni, perché la gravitazione è molto forte e trattiene la luce al suo interno. È il caso di galassie che girano attorno  ad una materia oscura.

Massa delle stelle = massima compattezza della materia ma alta instabilità. La gravità del buco nero primordiale ha incollato fortemente la materia facendogli perdere le caratteristiche elettromagnetiche, ma nelle stelle comincia a perdere i pezzi, basta poco per innescare continuamente reazioni nucleari, fusioni a non finire, il fotone  comincia a ritrovare dipoli elettrici e dipoli magnetici comincia una fase di distacco e frantumazione superficiale del nucleo. Nella stella in attività nucleare comincia la fase di costruzione degli atomi e degli elettroni. Vedere le figure.

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Con cinque poliedri compressi e legati polarmente si può formare per esempio un ipotetico neutrino, poi  gluoni,  muoni  leptoni e quark,  assemblaggi  instabili e incompleti non ancora in grado di dare vita a protoni e neutroni.  Ma l’energia che un buco nero carica vale una sola volta, perché nessuna energia dell’uomo potrebbe riportare questo poliedro alla velocità della luce.

Il poliedro in oggetto una volta esaurita la sua energia si spegne come cristallino di diamante, il suo potenziale energetico non potrà più essere elevato cineticamente  solo la forza gravitazionale di un buco nero lo compatterebbe nuovamente,  lo assemblerebbe e in un nuovo universo darebbe ancora luce.  Mentre invece ributtato per esempio di nuovo nella stella si ricaricherebbe di energia ma a spese dell’energia della stella. Dunque il nostro pianeta è pieno di fotoni spenti?  E se questi veramente esistono quale  funzione  avrebbero?  Forse  vengono usati dalla natura organica e biologica per creare la vita starebbero a riempire la materia come una sorta di materia lubrificante per le stesse molecole organiche  o per riempire gli spazi quantici dei sali cristallini.

Eccovi  alcuni postulati  di questa teoria semplificata della fisica quantistica.

A)     I quanti che trattengono protoni neutroni ed elettroni sono già presenti  nell’universo perché sono stati generati dal big bang o dall’universo.

B)     Il poliedro dell’unità di massa è quadridimensionale perché con quattro dimensioni si racchiude lo spazio e queste quattro dimensioni sostengono la massa di tutto l’universo.

C)     Il poliedro  fondamentale di massa ha una funzione elettrica ed una magnetica con   direzioni obbligate elettromagnetiche  perpendicolari fra loro..

D)     Il poliedro fondamentale rappresenta il più piccolo elemento di massa spaziale.

E)      L’ unione con venti  poliedri racchiude definitivamente lo spazio in una sfera appena accennata. Un icosaedro a venti poliedri concentrici. Probabile Neutrino. Vedere figura appresso.

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F)     Lo spazio vuoto al contrario della massa è infinito verso la direzione del macrocosmo ed il suo reticolo spaziale è formato da una struttura cubica le cui diagonali sono sigillate dal poliedro triangolare. Vedere figura

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